Gli altri manuali della collana raccontano cosa può fare un docente con l'intelligenza artificiale. Questo racconta cosa fanno già i tuoi studenti, la sera, senza chiedere il permesso a nessuno: si fanno spiegare la lezione che non hanno capito, si fanno tradurre la versione, si fanno scrivere l'introduzione del testo argomentativo, si fanno riassumere le venti pagine di storia. Non è un'ipotesi e non è un'emergenza: è la condizione di partenza di qualunque classe della secondaria, e il punto da cui deve cominciare chiunque voglia dire qualcosa di sensato sull'argomento.
La tesi di questo manuale è netta e ti conviene conoscerla subito. Il divieto totale non regge: non è verificabile, sposta l'uso nella clandestinità, punisce i pochi che sono onesti e comunica agli studenti che su una cosa che li riguarda ogni giorno la scuola non ha niente da dire. Ma l'alternativa al divieto non è il permesso generico, quel «usatela con giudizio» che non ha mai regolato nulla. L'alternativa è un patto scritto, con poche regole verificabili, costruito con la classe e appeso al muro.
Il pezzo che tiene in piedi tutto il resto è una riga in fondo al compito, in cui lo studente dichiara cosa ha chiesto alla macchina e cosa ha fatto da solo. Sembra poco ed è la cosa più efficace che tu possa introdurre quest'anno: funziona meglio di qualunque rilevatore automatico, meglio del sospetto, meglio delle accuse che non riesci a dimostrare. Il capitolo quattro spiega come si scrive, come si valuta e cosa fare con chi non la compila.
Si parte da cosa fanno davvero gli studenti e da perché il divieto secco non funziona. Segue il capitolo sulle regole vere: i tredici anni dei termini d'uso, i quattordici del consenso digitale in Italia, la differenza fra un account personale e uno istituzionale, cosa puoi chiedere a una classe e cosa no. Il terzo capitolo è il cuore del manuale: un'ora di lavoro con la classe e il testo integrale del patto d'uso, pronto da discutere, correggere e appendere.
Il quarto capitolo introduce la dichiarazione d'uso. Il quinto insegna a insegnare: verificare quello che esce, chiedere meglio, e riconoscere i compiti in cui l'aiuto distrugge esattamente ciò che stavi cercando di far imparare. Il sesto dà quel tanto di tecnica che serve per non essere creduloni — perché una macchina che prevede parole inventa citazioni con la stessa faccia con cui dice il vero.
Il settimo affronta i rischi che riguardano loro in prima persona: immagini fabbricate di compagni, richieste di denaro dopo una foto, e l'abitudine alla risposta pronta. Tono asciutto, indicazioni su cosa fare, nessun elenco degli orrori. L'ultimo capitolo è quello delle riunioni: cosa dire ai genitori, come portare il patto in consiglio di classe, cosa chiedere alla scuola. Ogni capitolo ha uno strumento pronto da copiare e un quiz. L'opera include l'audio sincronizzato dell'intero testo.